Spazio, ultima frontiera.
Eccovi i ridotti testi di Jacopocus_the_akward raccolti durante la sua missione conoscitiva dell'universo Nerd, spedizione volta al raggiungimento della massima conoscenza nella sublima arte del cazzeggio come nessun altro uomo ha tentato di fare prima.
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I kill giants

Barbara frequenta la quinta elementare, è una ragazzina sveglia e dalla lingua lunga e spesso e volentieri finisce nei guai con insegnati e bulli di scuola a causa del suo comportamento. Barbara ha pochi amici, adora i giochi di ruolo e la notte dorme nel seminterrato di casa sua perché un essere mostruoso ha preso possesso del primo piano della sua casa. Barbara è una cacciatrice di giganti. 

Barbara è l'unica a sapere del ritorno dei giganti sulla terra ed è l'unica a possedere un arma in grado di fermali, il potente martello Covelsky e per questo impiega il suo tempo libero nella costruzione di trappole per fermarne l'arrivo.

L'universo in cui si trova immersa Barbara non è altro che la rappresentazione del passaggio di crescita dall'infanzia alla adolescenza a cui viene sottoposta forzatamente. Se da un lato abbiamo esserini alati e simpatici dall'altra abbiamo i giganti, creature oscure e terrificanti e questo perché Barbara è costretta dagli eventi ad affrontare da sola situazioni familiari complesse, situazioni che riesce ad affrontare con coraggio con l'aiuto della immaginazione. I giganti alla fine non sono altro che la personificazione dei problemi che ti pone la vita, ai quali bisogna trovare un modo per superarli e continuare nel proprio percorso di crescita. 

La favolosa storia scritta da Joe Kelly è accompagnata dalle sublimi illustrazioni di JM Ken Nimura che accompagnano lo sviluppo delle vicende in modo impeccabile trasmettendo al lettore emozioni fortissime.



Titolo: I kill giants
  • Autori: Joe Kelly, JM Ken Nimura
  • Copertina flessibile: 200 pagine
  • Editore: Bao Publishing 
  • Anno di pubblicazione: 2013




Il mio giudizio:


Di seguito vi metto il link amazon di I kill giants nella edizione variant con la copertina disegnata da Zerocalcare. 

  • Jacopocus_the_awkward

Sin City, la città del peccato


Basin City è stata soprannominata la città del peccato, un posto da evitare di giorno e da dimenticare al calare della notte. La polizia non ha potere e vige la legge del più potente o di quella del più forte, dipende da chi ha le palle più grosse. La città vive suoi vizi della gente e chi ha soldi puoi avere tutto l'alcool e tutte le donne di cui ha bisogno, mentre gli altri si devono arrangiare in qualche altro modo. A Basin City vivono Marv e Dwight.

Un duro addio (sinistra)
Una donna per cui uccidere (destra)
"Un duro addio" e "Una donna per cui uccidere" sono i primi pazzeschi volumi di Sin City. Le storie, crude e violente, raccontano e prendono in esame le disavventure di due uomini follemente innamorati. Nel primo volume facciamo la conoscenza di Marv, un uomo brutto e rozzo che vive ai margini della società, mentre nel secondo volume si presenta Dwight, un fotografo con vecchi problemi di donne e di alcool. Il punto di partenza delle due storie è comune. Entrambi vivono a Sin City, entrambi sono innamorati di una donna troppo bella per loro ed entrambi sono pronti a morire per questa donna. Poi le storie prendono strade completamente diverse.  Da una parte Frank Miller esplora la follia e il senso di vendetta di un uomo a cui è stato portato via l'unica cosa che lo aveva reso felice e a cui teneva veramente, mentre nell'altra storia viene esplorato il potere di "persuasione" che le donne hanno sugli uomini. Due storie forti caratterizzati da epiloghi tosti e sorprendenti.

In Sin City uno degli elemento più importanti (assieme alle tematiche trattate) è senza alcun dubbio la parte visiva. Caratteristici e riconducibili facilmente a questa serie, i disegni più che in bianco e nero sono nero e bianco. Qui troviamo il nero come colore predominante delle ambientazioni, dei paesaggi e dei personaggi e questo perché Sin City è un posto terribile dove la vera città, quella peccaminosa, esce allo scoperto solo di notte, una città dove i loschi affari vengono coperti dal buio e dove le anime perse vagano il più lontano possibile dalla luce del giorno. I disegni sono spesso essenziali e quasi minimalisti, alternando scene appena abbozzate a scena di una potenza visiva straordinaria, con l'intento di immergere completamente il lettore nelle atmosfere fumose dei Night Club e nei vicoli bui della città.


TITOLO: Sin City
AUTORE: Frank Miller
EDITORE: Dark Horse Magic
PRIMA EDIZIONE: 1991
VOLUMI: 
  • Un duro addio (1991-1992) 
  • Una donna per cui uccidere (1993-1994)
VOLUMI SUCCESSIVI:
  • Un'abbuffata di morte (1994-1995)
  • Quel bastardo giallo (1996)
  • Affari di famiglia (1997)
  • Alcol, pupe & pallottole (racconti brevi)
  • All'inferno e ritorno (2004-2005)


Il mio giudizio:







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Slam Dunk, la pallacanestro del rossino

Ho giocato a basket una vita senza aver mai letto il manga o visto l'anime di Slam Dunk. Poi lo scorso anno, secoli dopo la mia ultima partita, ho iniziato a guardare la serie animata e ne sono rimasto folgorato. Una delle più belle storie che io abbia mai visto: amore, sport, amicizia, spirito di sacrificio e dedizione. Qui, all'interno di questa storia, c'è veramente tutto. Dopo l'anime ho recuperato tutti e 31 i numeri della Slam Dunk Collection e sull'onda delle emozioni suscitate dalla lettura ho ripreso anche a giocare a basket. Infatti Slam Dunk assieme all'esaltante europeo della nazionale italiana lo scorso settembre e una partita dell'Aquila Basket Trento sono bastati per farmi venire nostalgia e riprendere ad allenarmi.

Siamo al liceo Shohoku e uno dei nuovi studenti è Hanamichi Sakuragi, un attaccabrighe di prima categoria, altissimo e dai capelli rossi. Dopo una lunga serie di insuccessi amorosi, Hanamici si invaghisce di Haruko, studentessa governata da due sole passioni: il basket e Kaede Rukawa, matricola e stella nascente di questo sport. Hanamici per fare colpo su di lei si lascia convincere ad entrare nella squadra di basket del loro liceo con l'obbiettivo di umiliare Rukawa davanti a tutti. Inizia così l'avventura di Hanamici nel mondo della palla a spicchi.

Quello che caratterizza Slam Dunk è la presenza di momenti seri, sia sul lato sportivo che su quello umano, e di momenti comici nati da equivoci, folli macchinazioni e assurdi confronti. Così alternando momenti importanti a momenti leggeri la storia avanza illustrando il mondo della pallacanestro e delle persone che gravitano attorno a questo universo, ognuno caratterizzato da storie e passioni differenti. Takehiko Inoue sfrutta i campi da pallacanestro per raccontare la storia deitro ai vari personaggi, sviscerando loro storie e i loro sentimenti contestualizzando la loro presenza in quel momento delle vicende e in quelle condizioni. Il messaggio che traspare dal manga è che la vera forza della squadra è data dalla voglia di tutti di raggiungere l'obbiettivo comune, non necessariamente per ottenere lo stesso risultato finale o per le stesse motivazioni di base, e quindi è lo sforzo, la dedizione e il sacrificio di tutti i membri che hanno portato questa squadra nella storia. Dunque è con un mai banale "tutti per uno, uno per tutti" che lo Shohoku fa la differenza, anche perché è tutto tranne che una squadra perfetta. Il gruppo è nuovo, con poca esperienza, con alcuni elementi turbolenti e decisamente eterogeneo. Il finale del manga è qualcosa di assolutamente spettacolare. Ha ricevuto molte critiche perché frettoloso, ma l'intensità degli ultimi volumetti rende una degna conclusione ad un manga epico. Per quanto riguarda i disegni, nel corso del manga si assiste a tutta l'evoluzione stilistica di Inoue, dalle prime pagine incerte per arrivare alla fine dove ogni singola vignetta è densa di significati e assolutamente bella da vedere.


TITOLO: Slam Dunk
AUTORE: Takehiko Inoue
PRIMA EDIZIONE: 1990-1996
TANKOBON: 31
GENERE: Shonen, Spokon

Il mio giudizio:






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Batman: Anno Zero, ritorno alle origini

Fino alla settimana scorsa non mi ero mai interessato seriamente all'universo della DC Comics. Non per discriminazione o fanatasimo, semplicemente ero maggiormente preso dal mondo Marvel. Qualche mese fa però,  interessandomi alle storiche graphic novel, mi sono imbattuto nel leggendario nome di Frank Miller e del suo straordinario Batman: Anno Uno del 1987, con il quale ha riscritto le origini dell'uomo pipistrello. A più di 25 anni di distanza, e ispirati proprio dal lavoro di Frank Miller, il duo composto da Scott Snyder e Greg Capullo ci riprongono le origini del Cavaliere Oscuro in chiave contemporanea nel nuovo ciclo narrativo Batman: Anno Zero. Quindi quale migliore occasione per avvicinarmi al personaggio di Batman se non iniziando con questa saga?

In una Ghotam City semi distrutta il giovane Bruce Wayne, creduto morto da tutti, è impegnato in azioni di guerriglia per contrastare il gruppo criminale capeggiato da Cappuccio Rosso. Assieme a Bruce Wayne troviamo già da questo primo numero l'inseparabile maggiordomo Alfred, dubbioso sulla strada intrapresa dal suo padrone, e  lo zio Philip Kane a capo delle Wayne Enterprises, una persona non del tutto pulita.

Oltre all'incipit Anno Zero, troviamo una storia breve che vede la guida spericolata di Bruce a Rio De Janeiro ed infine l'interessante secondo Annual di Batman, ambientato nel famoso Arkham Asylum e che ci porta a conoscere l'ultimo ospite arrivato, il nuovo inserviente Eric Border, e la sua prima ospite, Anacoreta la più anziana paziente del manicomio.

Questo Batman: Anno Zero si è rivelato un ottimo volume. Ben sviluppato dal punto di vista narrativo, offre un interessante punto di partenza per una storia incentrata su azione e mistero. Bellissima la parte grafica di Anno Zero con disegni molto belli e colori spettacolari che mi hanno veramente colpito.

  • Testata: Batman 23 (marzo 2014)
  • Autori: Scott Snyder, James Tynion IV, Marguerite Bennett, Greg Capullo, Rafael Albuquerque, Wes Craig
  • Casa editrice: RW-Lion Comics
  • Formato: 16,8×25,6, S. col., 72 pp.
  • Prezzo: 3,50 euro

Il mio giudizio:




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Planetes, alla nostra scoperta nello spazio

Planetes è un manga di Makoto Yukimura di genere fantascientifico. La storia è ambientata in un prossimo futuro e ruota attorno alle vicende di uno spazzino spaziale, lavoro nato per raccogliere i detriti che l'uomo ha portato nello spazio. 

"Siamo nell'anno 2075 e la colonizzazione dello spazio è una realtà. Sulla Luna è stata costruita una stazione permanente come punto di partenza per la colonizzazione di Marte e degli altri pianeti del Sistema Solare. Non tutti però sono favorevoli a questa scelta. Organizzazioni clandestine come il "Fronte per la Difesa Stellare", attivo anche sul fronte terroristico, sono decise a contestare le nazioni più potenti del pianeta per impedire all'uomo di sprecare tutte le proprie risorse per la soddisfazione di un desiderio meramente egoistico."

Non è semplice catalogare Planetes. Generalmente lo si definisce di "fantascienza" per comodità, del resto è ambientato nel futuro e nello spazio, ma Planetes non è solo questo. Forse sarebbe più corretto definirlo un manga "psicologico" visto che porta il lettore a riflettere su cosa comporta l'evoluzione dell'uomo nello spazio e su come lo spazio può influenzare l'uomo, ma neanche questo è del tutto corretto. In realtà Makoto in Planetes usa le tematiche fantascientifiche e le sue implicazioni psicologiche come metafore e spunto per dare a chi legge uno spaccato della condizione umana e portare a riflettere sui propri valori e sulla propria esistenza. 

Per quel che riguarda la parte visiva Makoto Yukimura ha fatto un lavoro straordinario. Ogni scenario è estremamente ricco di dettagli e dalle tute alle navi spaziali ogni elemento è carico di particolari rendendo reale ogni istante narrato e più immediate le tematiche trattate.

Planetes è un'opera veramente bella, che mi ha preso, coinvolto e scombussolato completamente.


Il mio giudizio:



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Benvenuti nell'universo di Watchmen

Io mi sono avvicinato a questo capolavoro solo nel settembre 2012,  quando la RW Lion ha iniziato la ripubblicazione dei 12 volumetti.

"In un 1985 alternativo, dove le "maschere" sono state messe al bando e un conflitto nucleare tra Unione Sovietica ed America è sempre più probabile, qualcuno uccide Il Comico, super-eroe ormai in pensione. Semplice omicidio o tassello di un puzzle molto più complesso?"

Watchmen è una miniserie scritta dall'autore britannico Alan Moore, disegnata da Dave Gibbons e colorata da John Higgins, pubblicata tra il 1986 e il 1987. Una delle maggiori innovazioni introdotte da Watchmen nel mondo dei super eroi è stata quella di mostrare più il loro aspetto umano e quotidiano che quello avventuroso, raccontando i loro problemi,  i difetti, i vizi e le vicende che li hanno portati ad essere le persone che sono. Spettacolare è la narrazione che avviene mediante l'interazione di personaggi secondari, oppure per mezzo di documenti fittizi a fine di ogni volume che allargano l'universo di Watchmen o grazie alle analogie e il simbolismo con le vicende introdotte con la lettura nel fumetto stesso del libro  "I racconti del Vascello Nero".

Non é facile spiegare il turbinio di emozioni e sensazioni che a fine di ogni numero sono arrivato a provare. Si passa dal disagio di una società nel bel mezzo della guerra fredda oppressa dal terrore di attacchi nucleari,  ai terribili vizi che colpiscono gli uomini fino a raggiungere l'estremismo dei valori delle persone dove tra giusto e sbagliato c'è poca differenza, ma quella differenza può portare a terribili conseguenze.

Watchmen è una serie semplicemente geniale, non si può definirla in altro modo. È una delle graphic novel più apprezzate di sempre e ha tutti i motivi per esserlo.


Il mio giudizio:



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Jumbor: uomini/macchina per ricostruire la Terra

Dopo solo 10 capitoli pubblicati nel 2007 Jumbor Barutonica viene cancellato a causa di scarse vendite, ma nel 2010 grazie al successo ottenuto con due capitoli autoconclusi Hiromasa Mikami, autore anche di Shaman Kinng, ritorna con Jumbor con una nuova serie regolare.

Durante un summit mondiale si presenta Genber Dione, individuo dalle sembianze non umane, con l'intenzione di ricostruire la Terra, rovinata dalla presenza dall'uomo, con l'aiuto dei Jumbor, una via di mezzo tra cyborg e macchinari pesanti da lavoro. Dieci anni dopo il mondo è quasi interamente sotto il controllo di Genber Dione, quando un piccolo gruppo ostile riesce a risvegliare il Junbor 11, in cui è presente la memoria di Baru Clow, costruttore morto proprio durante l'arrivo di Genber sulla Terra.

Sono usciti in Italia i primi 6 volumetti e prima di giugno non è prevista l'uscita del settimo. Per quanto letto sino ad ora la trama, non del tutto originale, si rende comunque sempre più interessante con l'avanzare della storia incentrandosi sia sul ritorno di Baru Craw in un mondo completamente mutato dove gli stessi amici e parenti sono cambiati, ma anche sul perché la Terra è stata invasa e qual è il vero motivo che ha spinto il Gran Re Genber a tanto.

I disegni di Hiroyuki Takei sono molto belli, semplici e poco carichi di dettagli tranne durante gli scontri dove le parti meccaniche sono disegnate nei più piccoli particolari contrapponendosi visivamente alle scene non di azione.

Per ora reputo Jumbor un manga carino, ma nulla di eccezionale. Spero che con i prossimi numeri mantenga la direzione presa con gli ultimi numeri (il 5 e il 6) usciti sino ad ora. 



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Iron Man: arriva il Mandarino!

In questi giorni mi è capitato tra le mani quasi per caso l'albo "Iron Man: arriva il Mandarino!". Il titolo originale è "Enter: the Mandarin", uscito negli Stati Uniti tra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008, mentre in Italia è stato pubblicato all'inizio del 2013. 

Sia Iron Man che il Mandarino sono personaggi che hanno avuto origine negli anni '60 e, visto il cambio culturale e l'evoluzione tecnologica avvenuta negli ultimi 50, la Marvel ha proposto un nuovo aggiornamento (ce ne sono stati altri anche in passato) di questi due personaggi, in modo da attualizzarli e renderli più coerenti con i tempi moderni. Così, nei sei episodi raccolti nell'albo, lo sceneggiatore Joe Casey assieme al disegnatore Eric Canete propongono la rivisitazione in chiave contemporanea dell'arrivo del Mandarino nell'universo Marvel e dei primi scontri con Iron Man. 

Non ci sono stati cambi drastici rispetto alla storia "classica", Joe Casey si è basato sulle storie create da Stan Lee e Don Heck, per lo più è stato un lavoro di attualizzazione delle tecnologie ed un adattamento alla politica attuale visto che la nemesi di Iron Man era un prodotto della Guerra Fredda.
Il risultato è una storia ben strutturata e ottimamente sviluppata che assieme a dei disegni semplicemente stupendi, in grado di mescolare al meglio uno stile sia retrò che moderno, danno il giusto tributo alla genesi del Mandarino.



"Ho un destino. Nell'ora della mia nascita, 
gli dei hanno lanciato un fulmine dal cielo 
per purificarmi da ogni attaccamento mortale. 
L'unica devozione che mi resta è verso la mia stirpe,
la stirpe del più spietato mongolo, Gengis Khan, 
figlio di Yesugei"

                                                  Mandarino



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La profezia dell'armadillo - Zerocalcare



"Si chiama profezia dell'armadillo qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen"

"La profezia dell'armadillo" riporta le vicende di Calcare, accompagnato dal suo fedele amico immaginario Armadillo, in brevi racconti di vita quotidiana presenti e passati che compongono una Storia più grande.
"E' una Storia un po' triste, che mi lascia coi magoni forti alla fine. Mentre le singole storielle avevano prodotto un altro effetto." come scrive Makkox nella prefazione.

Questo perché l'insieme delle storielle, dove Calcare e Armadillo sono accompagnati dall'amico Secco, dalla madre Lady Cocca e dai vari spiriti che appaiono come sua coscienza (Leonida e Obi Wan Kenobi solo per citarne alcuni), portano a raccontare la Storia dal risvolto triste e profondo dell'amica di infanzia Camille.

Ogni volta che mi capita di leggere un qualcosa di Zerocalcare poi mi trovo a ridere a crepapelle in modo incontrollato. "La profezia dell'armadillo" non è stato da meno, lo ho adorato.



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